Un manifesto possibile – Emiliano Gandolfi

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Emiliano Gandolfi, curatore Experimental Architecture – Biennale Architettura 2008

Uno spettro si aggira per il mondo– una nuova sensibilità e volontà di cambiamento coinvolge migliaia di architetti a rivedere le proprie priorità, a cercare nuovi strumenti e a ridefinire il proprio ruolo.

L’architettura non è più identificata con l’edificio, simulacro della regola e del commercio, ma intraprende una strada diversa, si allarga ad altre discipline, abbraccia la complessità della città contemporanea, coinvolge fasce di persone più ampie e si occupa tanto di aspetti materiali quanto di aspetti immateriali.

L’obiettivo ultimo è di creare una città diversa, aprire il dialogo sulla direzione da intraprendere, re-immaginare uno spazio pubblico condiviso e raggiungere un equilibrio sostenibile con l’ecosistema.

Per raggiungere questi obiettivi sono stati sviluppati nuovi strumenti e nuovi metodi. L’architetto abbandona lo studio, si immerge nelle metropoli e nelle periferie suburbane, non si fida più delle informazioni di seconda mano, fa domande, traccia mappe, cerca alleanze, scopre nuovi mezzi di intervento.

Il progettista non aspetta più una commissione. Si libera dalla gabbia del concorso o dalle richieste del costruttore. Interpreta le esigenze, crea un programma e diventa lui stesso il promotore di una visione da diffondere attraverso campagne di sensibilizzazione ed eventi pubblici.

Gli interventi possono essere temporanei, installazioni urbane, strutture gonfiabili, costruzioni ai limiti della legalità o eventi multimediali. Gli spazi residuali delle città diventano teatri di nuovi usi, spazi da immaginare, luoghi della sperimentazione sul campo e catalizzatori di un futuro possibile.

Nuove tecnologie e materiali sono presi a prestito per inventare città più efficienti a livello energetico, nelle quali piante e alberi sono parte integrante degli edifici. La natura diventa la musa ispiratrice per concepire una nuova ecologia urbana: l’uomo trova un nuovo equilibrio con l’ecosistema.

Ogni oggetto di scarto è riutilizzato e restituito ad un uso nuovo. Arredi, case, spazi pubblici sono costruiti con i rifiuti. Gli edifici stessi sono riusati, diventano luoghi di sperimentazione e di invenzione di nuove tipologie, trasfigurati al loro interno, come nell’aspetto esterno. Programmi televisivi, interventi puntuali e workshop diventano gli strumenti per rivitalizzare le periferie.

Si esplorano nuovi mezzi mediatici; l’architettura diventa immagine in movimento, manipolazione digitale o ambiente interattivo. L’immagine è usata per proporre scenari possibili, per ammonirci di un futuro sconcertante o per mostrarci realtà alternative.
Ogni azione contribuisce a dare uno stimolo, a sollecitare e a consolidare la costruzione di un immaginario futuro. Un seme per un mondo migliore.

È ormai tempo che gli architetti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro dell’architettura, un manifesto dell’architettura che superi il concetto di edificio.

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